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23 febbraio 2012

Intervista al grande bartender Dom Costa del famoso Liquid Cocktail Bar di Alassio.

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Scritto da M. Palla
Tag:
Dom Costa-Liquid Cafè

D

omenico Costa, alias Dom Costa. Inconfondibile e famosissimo bartender, uno di quelli che fanno grande l’Italia all’estero. Ti chiedo subito, qual è il tuo primo ricordo che ti lega a questo mestiere, c’è stato un momento nella tua vita di ragazzo, di adolescente nel quale hai compreso che questa sarebbe stata la tua professione?

Avevo 13 anni, e dopo aver visto un’album di foto di un mio cugino che lavorava come barman per la Società Italia a bordo della Michelangelo, ho capito che anch’io avrei fatto la stessa cosa.

 Nel sito del tuo famoso locale“Liquid Cocktail Bar di Alassio” la tua biografia è certamente molto romanzata e invece di spiegare la tua ultratrentennale carriera internazionale, i molti premi e riconoscimenti avuti e tutto il prestigio conquistato, racconti un viaggio improbabile che  ti porta in fuga tra giocatori professionisti, marinai, avventurieri dal Canale di Panama ad  Hong Kong, Macao, Malesia… una storia che mi sembra a metà tra Corto Maltese e l’investigatore degli anni ‘30 Charlie Chan mezzo americano e mezzo cinese, imbrigliato in misteriose avventure di fascino orientale. E’ puro divertimento o c’è anche qualcosa di autentico nel tuo racconto?

No, oltre il romanzo c’è anche molta verità, durante i miei  7 anni di navigazione ho fatto tre volte il giro del mondo, visitato 65 paesi, preparato drink dall’Alaska  all’equatore e da Capo nord allo Stretto di Magellano.  Avventure? A tutti quelli che vanno per mare inevitabilmente succede di trovarsi  in situazioni molto particolari, anche senza cercarle, soprattutto in oriente.

 Nel tuo modo di raccontare, mi sembra che ci sia un aspetto ludico, disincantato e un altro, che è invece un po’ nostalgico di un mondo e di un modo di fare il mestiere di barman che va ormai scomparendo, mi sbaglio?

Ho sempre sostenuto che non bisogna mai prendersi troppo sul serio, e comunque è il mio modo di propormi, mai troppo zelo. La professione del barman è in continua evoluzione, è normale, ma non mi piace dire “com’era bello una volta”,  è semplicemente diverso, i tempi cambiano così come le mode del bere e i modi di lavorare.

 Credo che i grandi barman , bartender come te, un po’ come quei sornioni e meravigliosi concierge dei grandi alberghi internazionali, siano i migliori psicoanalisti del mondo e a volte i migliori confidenti di personaggi famosi e solitari. Vi basta uno sguardo ai vostri clienti per comprenderne età, nazionalità, status sociale, umore e probabilmente anche gusti nel bere. Questo fa di voi a mio avviso degli autentici artisti, persone speciali, di speciale sensibilità.

Dall’alto della tua esperienza, come si beve oggi ? C’è una nazione che più delle altre abbia conservato il piacere del bere bene, di alta qualità? Quali sono le fasce dì età più interessanti ?

Nel nostro paese non c’è una grandissima cultura del bere, i cambiamenti avvengono piano piano, spesso le nuove tendenze arrivano dall’estero, Gran Bretagna e Sati Uniti in testa. Noi non siamo dei grandi “trend setter” , ci adeguiamo a quello che succede al di fuori dei confini nazionali, saremo un paese di santi , navigatori e poeti, ma nel mondo del bere miscelato siamo un po’ tradizionalisti.

 Lo stile con il quale ti presenti e anche quello che utilizzi quando spieghi una tecnica, un prodotto, un ingrediente o la storia di un locale ad una platea, è molto accattivante, divertente, interessante e mai banale.

Sei un ottimo affabulatore  che trasferisce a chi ascolta anche l’atmosfera che ruota intorno a ciò che stai raccontando. Quanto conta per te l’estetica di una presentazione, le suggestioni che ruotano intorno ad una creazione?

Cerco di staccarmi dalla figura classica del relatore/presentatore,  non c’è niente di peggio di uno speaker noioso, soprattutto quando si deve parlare di bere miscelato e non di proiezioni o grafici sull’andamento del mercato o sulle vendite, questo ai barman non interessa.

 Sei considerato un grandissimo esperto di rum, una autorità in materia. Da dove ti deriva questa passione? Risale già all’epoca del tuo lunghissimo iter professionale sulle navi da crociera di lusso che ti hanno portato in giro in tutto il mondo?

No , quando per un periodo della mia vita ho fatto il pirata professionista nella zona del Canale di Panama, o meglio ero addetto al bar in una nave che batteva bandiera nera col teschio. Il drink che andava per la maggiore era rum con polvere da sparo alla fiamma…una vera bomba!

 Ci regali qualche regola d’oro per distinguere un rum di vera classe, da un prodotto mediocre?

Spesso basta leggere attentamente l’etichetta per capire molti segreti dei distillati, rum compreso, comunque non necessariamente un rum per essere buono deve costare molto.

 Un’altra delle tue passioni, mi risulta essere lo stile Tiki, ci puoi raccontare un po’ meglio la storia dei cocktail Tiki e perché ti interessano e ti divertono?

Sono un appassionato dello stile di vita polinesiano in genere, il Tiki è bere a colori, mai in bianco è nero. Donn Beach , il padre dello stile Tiki ,lo ha inventato durante un periodo difficile dell’economia statunitense, in un momento dove bisognava far fantasticare gli americani, semplicemente facendoli andare a cena in un luogo dove potevano per un momento sognare di essere davvero nei mari del sud.

 Come è nata l’idea del DrinkZionario? Di cosa si tratta esattamente?

L’idea è nata per aiutare i colleghi che avevano poca dimestichezza con i termini del bartending in inglese, non tutti hanno avuto la fortuna di fare esperienze all’estero.

 Al Barfestival di Rimini del 2010, il Liquid Cocktail Bar di Alassio ha vinto il Diamond Award per la migliore lista di cocktail. La motivazione della prestigiosa giuria è stata: “un’eccellente lista unica e che pone particolare attenzione alle tendenze internazionali”.

Cosa rende, a tuo avviso, così speciale la tua proposta di cocktail?

Spero di dare un’offerta sempre al passo coi tempi.

 Quali sono le nuove suggestioni verso le quali ti stai orientando ?

E’ un momento dove c’è una grande riscoperta dei cocktail classici, magari rivisitati, ma comunque drink del passato che hanno fatto la storia del bere miscelato , e questo mi fa enormemente piacere.

 Per informazioni ed approfondimenti:

www.liquidalassio.com

 Intervista a cura di Monica Palla



Info su:

M. Palla
M. Palla
Monica Palla | monpalla@tin.it | Consulente da oltre 30 anni per la comunicazione d'impresa, immagine aziendale e culturale con particolare esperienza nei settori: food&beverage, turismo culturale, botanica e giardinaggio, arti visive, design, musica, poesia e letteratura.




 
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  1. [...] grande bartender Dom Costa ha presentato anche altri cocktail internazionali con aggiunta di Brancamenta ed ha dato la [...]



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