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Quattro grandi chef sperimentano una antica pentola portoghese: la cataplana

Sapete che non mi facci mancare niente. Quando vedo qualcosa che mi incuriosisce non perdo certo tempo. Così quando mi hanno proposto la cataplana, i miei “sensi di ragno” sono scattati.

Cataplana

La Cataplana è figlia di un tempo in cui l’uomo era sostenuto solo da una grande genialità che lo portava verso straordinarie intuizioni e vede origine nel nord dell’africa ai tempi della dominazione araba. Poi, come spesso è capitato nella storia, l’andirivieni di guerre e dominazioni l’ha “spinta” fino al portogallo dove è stata affinata e adottata come in nessun altro paese.

Quale è la sua peculiarità? E’ una pentola realizzata prevalentemente in rame formata da due semisfere che si chiudono in modo ermetico per favorire una cottura velocissima per induzione e vapore, una sorta di rudimentale pentola a pressione, particolarmente indicata per la cottura di molluschi e pesci, pollame e verdure.

Roberta Schira, nota scrittrice e gourmet, con la nostra collaborazione, ha proposto a 4 tra i più geniali chef italiani (Andrea Berton del ristorante Trussardi alla Scala, Carlo Cracco dell’omonimo ristorante, Pietro Leemann del ristorante Joia e Claudio Sadler che anche lui da il nome al suo ristorante, tutti e quattro attualmente con sede a Milano) di sperimentare nuove ricette e utilizzi della cataplana.

La cataplana ha notevoli potenzialità anche come strumento di uso domestico: è perfetto per tutti coloro che hanno poco tempo per cucinare. Con la cataplana, in metà tempo e con metà grassi è possibile ottenere risultati straordinari!

Per ricette, approfondimenti ed (eventualmente) l’acquisto della cataplana vi rimando (ovviamente) al sito dell’RG Commerciale.

Vi informerò sui prossimi sviluppi culinari di questa splendida scoperta!


Un cuore rosso tra le bollicine

Ci sono storie che si tramandano come leggende.
Come quella che vuole che, alla maniera di Isaac Newton, Lee Etherington si ritrovò durante una cena accidentalmente nel flute di champagne che stava bevendo un fiore di ibisco selvatico.
Pur di non buttare il nettare prelibato decise di berlo comunque e scopri così che questo fiore ha la capacità di esaltare e non mortificare le carateristiche dei perlage di tutto il mondo.
La stessa Ferrari all’apertura del locale che porta il suo nome a portofino ha servito un cocktail a base di ferrari perlè e fiori di ibisco.
Leggenda o no, recentemente il mio amico Max la Rocca mi ha dato modo di scoprire che è proprio così.
Qui da noi l’ibisco selvatico arriva dalla Western Queensland, Australia, conservato in uno sciroppo composto solo da acqua e zucchero di canna che prende una bella vena di colore che viene semplicemente dal fiore.
Il gusto è molto particolare, tra il lampone e il rabarbaro a detta degli esperti della degustazione.
Si perchè la cosa che rende divertente il sorseggiare bollicine con fiore di ibisco è che al termine il fiore di ibisco lo si può mangiare. L’effetto è particolare, ma alla fine è assimilabile a quello che si ha mangiando una ciliegia.
Sono stato personalmente dall’importatrice ufficiale per l’Italia Marinella Colombo. Marinella per prima in Italia ha intuito le potenzialità di tale prodotto e mi ha concesso l’opportunità di rivenderlo. Dopo una bella chiacchierata e aver potuto assaggiare alcune preparazioni ho deciso di acquistare tutti i fiori di Ibisco che aveva a disposzione!

Ho deciso di proporli di persona ai miei clienti, e metterlo tra i prodotti acquistabili anche in e-commerce su rgmania.

Molteplici possono essere i suoi utilizzi. Potete farci anche un risotto

E perchè non prepararci un bel cocktail d’aperitivo per San Valentino mettendo un cuore rosso tra le bollicine?…

Non vi è venuta voglia di provarlo?